Museo Della Paglia e Dell’Intreccio - DOMENICO MICHELACCI
 
Il Cappello
L’uomo ha sempre avuto bisogno di proteggersi la testa dal freddo e dal caldo eccessivi.
Probabilmente cominciò utilizzando pellicce o grandi foglie e, quindi, imparato a intrecciare ed a tessere fibre animali e vegetali, realizzò i primi cappelli a forma di calotta, caldi per l’inverno, e a larghe tese perché facessero ombra d’estate. Segale e grano, coltivati per ricavarne farine per l’alimentazione, graminacee, erbe palustri e piante a foglia lunga, fornirono la paglia e gli altri materiali per realizzare i cappelli che mantengono immutata da millenni la struttura di base.

Riguardo alla loro lavorazione, nella Toscana del '500 si raggiunse un tale livello di raffinatezza che il Granduca Cosimo I  ne mandò in dono numerosi esemplari anche a vari sovrani d'Europa.
Fu però ai primi del Settecento che proprio a Signa si cominciò a coltivare il grano non a fini alimentari ma allo scopo di produrre paglia per fare cappelli.  Si trattò di una iniziativa rivoluzionaria che consentì al comprensorio fiorentino di diventare il primo produttore di cappelli di paglia di qualità in tutto l’Occidente. Conosciuti universalmente come leghorn perché imbarcati dal porto di Livorno verso i più lontani paesi del mondo, i cappelli fiorentini nelle loro infinite varianti a più giri di finissimo materiale d'intreccio conobbero una fama ineguagliabile imponendosi ovunque quale elemento distintivo nel guardaroba elegante, prima femminile e, quindi, anche maschile.

Signa ancora oggi è la sede delle imprese di cappelli più prestigiose del mondo e la paglia domina da sempre la produzione che si avvale, però, dei materiali più eterogenei, naturali e artificiali che consentono soluzioni innovative e di tendenza.

Video:
Il cappello nel cinema
Autoritratt(at)i - Vincent Van Gogh